Sainkho Namtchylak a Firenze

Sainkho a Roma, Sainkho a Firenze, Sainkho dapertutto tranne che a Milano, e io a dicembre parto, nuovamente.
Per fortuna hanno inventato Flixbus.. decido di andare a Firenze tra un turno finito il Venerdí a pranzo e un’altro da iniziare al pomeriggio il giorno successivo.
Ci ritroviamo all’appartamento, piccolo, curioso e alternativo locale in centro a Firenze, un cocktail con zenzero e menta niente male e poi la rissa per stare davanti. Ci riesco e anche in poltrona!
Sainkho entra in scena silenziosamente e inizia ad esibirsi, lo spettacolo mi ricorda tantissimo i canti ascoltati al lago Hovsgol in Mongolia o qualcosa di già ascoltato durante i miei viaggi. Le tonalità cambiano, in ogni momento si ha una percezione diversa.
Attorno a lei un pianista e uno strabiliante clarinettista che sembrava conoscerla e starle dietro da una vita, un terzetto perfetto e una sperimentazione di una musica tanto particolare rivista durante questa particolare serata.
I canti sono quelli sciamanici di Tuva ( repubblica siberiana dimenticata dal tempo, situata sopra la valle dello Zavhan ) ma anche quelli rivisitati dei giorni nostri che si avvicinano quasi al pop con una voce che ne narra 100, che cambia tonalità e quasi anima a ogni differente ritmo di questa performance. Le lingue molteplici, dialetto Tuvino, Russo e Inglese.
Finiamo verso le 11, mi avvicino timida e parliamo di alcune cose, un po’ di inglese sembra saperlo e a me piacerebbe parlare molto in russo, ma a parte uno spasibo mon so dire molto, mi chiede una sigaretta.. peccato che non fumo, occasione andata, si allontana tra la folla ma almeno ho avuto l’occasione di conoscerla.
 
Alcune tra le mie canzoni preferite:
Di cui sono riuscita a trovare una traduzione:

 

Sainkho Namtchylak – Kaar Deerge Chouvulangning

каар дээрге харааданчыг. каттыраннаан караа эргим.
каттыраннаан эргим караа.кааплаптар арга болза.
удуур дээрге удутунмас. удумзураан караа эргим.
удумзураан улуг караа. уттуплаптар арга болза.

Forgetting, it is so regrettable, his/her dreaming eyes are beautiful.
if only one had the means to take away his/her dreaming black eyes.
Leaving, it is so regrettable, his/her smiling eyes are beautiful.
if only one had the means to dig up his/her smiling black eyes.

 

Sainkho Namtchylak – Order to survive


 
La prima canzone me la porterò sempre nel cuore, mi torna in mente il mio primo “vero viaggio” in Mongolia, di una mattina di marzo che mi svegliai al caldo a casa del mio ragazzo a Erdenet con la colazione già pronta, l’odore di uova fritte strapazzate, e io che ne mangiai solo metà perché pensavo di dovergliene lasciare un po’ mentre lui si preoccupò del perché non le avessi finite. Il cielo era limpido e quel giorno avremmo lasciato l’ultima grande città per andare a Murun e finalmente al tanto sognato lago Hovsgol.

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