Di quel giorno che ho giocato con la pioggia in compagnia delle rane al monastero di Ongi

Nei miei primi 5 mesi di Mongolia ho visto l’inferno e il paradiso, sono stata felice, anzi felicissima e anche tristissima.
Qua le persone si comportano diversamente da noi, hanno modi di fare, di pensare completamente diversi e spesso mi occorre tempo, devo rifletterci, ragionare, capire prima di reagire male.

Ricordo che dovevo andare a vedere dopo mangiato le rovine di Ongi coi turisti e che avevamo tardato per via del fatto che volevano riposarsi un po’. Abbiamo iniziato la visita esplorando l’area e finendo in cima a una montagna dove solitamente porto quelli che hanno voglia di camminare. Su questa rupe c’è un buddha gigante e nemmeno i locali sanno raccontarmi qualcosa in più sulla statua.

Siamo tornati alle ger esattamente prima di un diluvio e ricordo il mio ragazzo venirmi in contro spaventato e sollevato in quanto ci avevamo messo più di quattro ore per visitare tutto e il meteo stava peggiorando decisamente. Subito dopo contendo dell’arrivo se ne andò via con un suo amico per tornare tardissimo e lasciarmi in balia di turisti e persone con cui non potevo parlare in quanto l’inglese in mongolia è cosa sconosciuta e il mongolo qualcosa di improponibile da imparare per una povera ragazza che già stava provando con il russo. Mi sentii veramente triste perché i ragazzi avevano piantato una bellissima tenda in riva al fiume vicino a un albero e io speravo di dormire con loro nella natura e invece sono stata confinata in una casetta in quanto pensavano che sarei stata scomoda altrove ( io non ho mai capito perché tutti si preoccupavano sempre di questo quando io ho sempre amato l’idea di dormire nella natura, in tenda.. nel bosco ) anzi avevo passato tutto il pomeriggio prima della visita a dormicchiare sotto un albero e ad ascoltare il rumore del vento e del fiume lontano da tutte le ger e il campo turistico.

I ragazzi tornano verso le 22 e mi accorgo che non hanno i sacco a pelo, vado a portarglieli e mi salutano in maniera gelida, insomma mi fanno capire che non è necessario che sto li dandomi la buonanotte. Ricordo che quella sera ho pianto tantissimo, mi sono messa in riva al fiume e ho pianto cosi tanto che a un certo punto è iniziato a piovere, mi sono persino arrabbiata con la pioggia gridando “ok la smetto di piangere ma smettila anche tu!”, e misteriosamente smise di piovere, dalla tenda proveniva una melodia meravigliosa.. era di nuovo il mio ragazzo che cantava e suonava la chitarra.. i girini e le rane erano tutti attorno, avevo quasi paura a calpestarli da quanti Ce n’erano! Ho sorriso,sono stata più di un ora ad ascoltare quella melodia meravigliosa mentre le nuvole si schiarivano e la luna si rispecchiava sempre più forte sul torrente accanto. Appena mi alzai nel tornare verso le Ger inizio’ nuovamente a piovere, sempre più forte.

Il giorno dopo il mio ragazzo mi si avvicina dicendo scusa era una serata un po’ solo uomini, a volte ne abbiamo bisogno.
Alla fine la gente si preoccupa sempre delle cose quando non ce n è minimamente bisogno, ringrazio la luna, la pioggia e la musica ad avermi passato un messaggio cosi’ importante, forse un’altra me avrebbe urlato e fatto tragedie per nulla tempo fa.

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